E ad un certo punto la bambina di neve mi fa paura.
Incontro tra le righe i fantasmi di tutte le paure che immagino debba avere una bambina, ma che invece lei non dimostra. Vedo la paura del buio, la paura del silenzio, del bosco, dei lupi, della crudele ferocia dei giorni di ghiaccio di una lunga serie di inverni impietosi che la bambina di neve affronta come se lei stessa ne fosse parte.
Vedo anche la perfezione e la bellezza spaventosa della natura selvaggia che questa bambina ama e domina come se fosse un posto cui sia naturale appartenere. Vedo la neve che cade, e sento il freddo dell’inverno, capendo che se ne può dipendere.
La bambina di neve è una fiaba che accosta immagini e sensazioni discordanti. E’ calda come i sentimenti che ne conducono la trama, ed è fredda come i fiocchi di neve che ne dipingono i contorni.
Parla di relazioni, di delusioni, di forza e di speranza, e del confine labile tra amore ed indipendenza.
L’uscita in libreria de la bambina di neve è stata accompagnata da un progetto originale da parte dell’editore (Einaudi) che ha pubblicato on line, oltre le recensioni della critica anche quelle di alcuni lettori e blogger. Le trovate qui.
E’ dalla voce che ti riconosco. Seduta al tavolo di un caffè, un giorno qualsiasi, di un maggio come tanti, in una città che non è la tua, che non è la mia, e che non è la nostra, ti sento parlare.
Ascolto il suono delle tue parole che si fanno chiare sopra il brusio della folla. Isolo, analizzo, cerco nella memoria qualcosa che è rimasta più chiara di un volto: un accento contaminato, un modo inconfondibile di pronunciare una singola parola, quella singola parola. E mentre la ripeto silenziosamente dentro di me, sbagliandone forzatamente la pronuncia, ti riconosco.
Mi vorrei voltare per cercare conferma, ma non lo faccio. Rimango immobile e in attesa, sospesa ed attaccata a quella parola, a tutte le parole che ondeggiano nell’aria. Non ne capisco il senso, forse nemmeno mi interessa. Mi importa solo di fissarle nella memoria e di continuare a riconoscerle, una ad una, per un momento di eternità che durerà un attimo.
- che fai qui? Vorrei chiedere. O forse vorrei me lo chiedessi tu.
Questo anche non cambia negli anni. Quello che vorrei facessi tu e che non fai mai. Quello che mi metto ad aspettare da te, mentre tu, indifferente sbrighi le tue faccende senza curarti di me, che sono qui, seduta, ora come allora, ad aspettare un gesto che non arriverà.
C’è stato un tempo in cui interrompevo l’attesa, esausta, dubbiosa e timida, facendo il passo che avrei voluto facessi tu. Il passo che non andava fatto, quello che non avevi chiesto, quello che stavo immaginando e che come una folata di vento avrebbe fatto alzare la sabbia, che sarebbe finita nei tuoi occhi, facendoti voltare ed andar via infastidito.
Ma questa volta ho paura. La memoria sceglie cosa farci ricordare, e la mia si inchioda sul tuo fastidio, pesa più della curiosità, femmina, di conoscere ora il tuo aspetto. Poi torna sulle scelte, le persone e le distanze che si sono messe tra me e l’idea che avevo di te.
Rimango immobile, di spalle alla tua voce che lascio passare, senza provare ad afferrarla. Abbasso lo sguardo e recupero, oggi, un gesto che avrei dovuto compiere anni fa. Quello di ignorare le tue parole, e con loro la tua presenza.
Spazio è una freepress per bambini, cioè una rivista gratuita, realizzata da un team di scrittori, illustratori, fotografi ed artisti, attualmente disponibile in alcune librerie di Milano, Torino, Venezia e Bologna, oppure in formato digitale su www.issuu.com. E’ un progetto originale e molto curato, pensato per bambini, ma in grado di regalare molto anche agli adulti per quantità e qualità di informazioni proposte.
Il primo numero parla di personaggi in grado di cambiare il mondo. Utilizza un linguaggio semplice ed intuitivo rafforzato dalla capacità narrativa delle illustrazioni che si mischiano al testo definendone, talvolta, il filo conduttore.
La rivista è rivolta anche a lettori adulti, genitori e non, ai quali vengono dedicate due pagine introduttive con alcune informazioni utili su temi trattati, nelle quali si sottolinea anche l’importanza, da me pienamente codivisa, del gesto di leggere insieme.
E’ molto bello, tra gli altri, lo spazio dedicato alla diversità, con il racconto illustrato della storia di una bambina di nome Vittoria, del suo problema e del suo coraggio (pag. 38-39).
Nell’attesa che la rivista sbarchi nella città eterna (augurandoci, in effetti, che lo faccia…) potete sfogliarla cliccando qui sotto.
Il giorno in cui la mucca starnutì J. Flora - Traduzione Elena Fantasia - Ed. Orecchio acerbo
Il giorno in cui la mucca starnutì successero cose che mai nessuno avrebbe potuto immaginare!
Un effetto domino incredibile investe un’intero paese a causa del semplice starnuto della mucca Floss, e tutto per colpa della distrazione del suo custode Fletcher, che la dimentica a prendere freddo con i piedi a bagno nell’acqua.
Questo è un libro divertente capace di far ridere grandi e piccini. Bello anche per la morale legata al senso di responsabilità ed alle conseguenze che si possono generare a causa di una piccola distrazione.
Il libro è consigliato dall’editore dai 9 anni, ma anche a 6 ce la caviamo benissimo! :D
E’ un piacere scoprire che un libro divertente, pubblicato in Italia nel 2011, capace di spingere un neo lettore al consumo di pagine a discapito di giocattoli elettronici di ultima generazione, è, in verità, un lavoro del 1957 di un popolare illustratore statunitense scomparso nel 1998.
James Flora ha lavorato per la Columbia Records e la RCA Victor ed ha scritto ed illustrato 17 libri per bambini.
Ci sono incontri che rimangono unici perché primi ed ultimi allo stesso tempo. Eventi definitivi e significanti, ma casuali ed involontari, che per loro natura non si ripeteranno, ma lasceranno il ricordo della perfezione pulita che li ha disegnati.
Questo è quello che ho pensato quando ho letto dell’incontro tra “Mr. Gwyn” e la donna con l’impermeabile e l’ombrello, al termine del quale […] a nessuno dei due venne in mente di scambiare il numero di telefono o di accennare ad una prossima volta […]. Ho pensato che questi incontri esistono, non solo tra le pagine di un libro, e che occorre lasciarli così: unici, senza forzare un ripetersi che li sporcherebbe.
Poi ho scoperto “Tre volte all’alba”, che quel genio che è Baricco ha trasformato in due romanzi. Il primo, scritto da Akash Naryan, è un romanzo inventato di cui si accenna sempre in Mr. Gwyn e che ha a che fare con la sua storia. Il secondo è un romanzo vero, nato successivamente al primo. I due libri sono legati ma senza che il secondo sia il sequel classico di “Mr. Gwyn” perchè non ha necessariamente bisogno di questo per essere compreso.
“Tre volte all’alba” parla di tre incontri tra due persone, con la peculiarità che sono tutti unici, perché sono ognuno il primo e l’unico incontro tra quelle stesse due persone. E questi tre incontri mi riportano al primo, quello tra Mr. Gwyn e la signora con l’impermeabile e l’ombrello, facendomi sognare che siano altri tre incontri tra loro, resi possibili soltanto dalla fantasia di un autore che mi piace sempre leggere.
Gli incontri si ripetono sempre in un albergo all’alba, perché […] non c’è luce migliore per sentirsi puliti[…].