Ad un certo punto si perde il diritto ad essere distratti.
Non si può più perdere nulla, vietato dimenticare, addio testa tra le nuvole, i nomi degli sconosciuti che non possono più sfuggirti dalla testa in un batter di ciglio.
Appuntamenti, impegni, responsabilità.
Nomi, cose, persone, oggetti.
Innumerevoli azioni elencate in altrettanto innumerevoli elenchi puntati e numerati di cose imprescindibili, essenziali, necessarie indimenticabili.
Numeri, pin, password, username, indirizzi, aneddoti, citazioni, fatti, priorità.
S C A D E N Z E, scadute.
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Ebbene, dopo tanto pensare, titubare, riflettere, interrogarmi, forte di un innato sesto senso per il recupero ed il riuso di oggetti (soprattutto in tempi di crisi), sostenuta da amici, partenti, conoscenti e passanti, mi sono lanciata nel favoloso mondo del commercio vintage on line aprendo un minuscolo shop su Etsy (di cui sicuramente non interessa nulla a nessuno, ma concedetemi i miei 33 minuti di gloria: quelli che servono a scrivere questo post, tanto domani lo chiudo).
Ho pensato per dodici mesi, ad un nome per lo shop, poi gli amici sono corsi in mio soccorso con entusiasmanti suggerimenti.
Ho studiato le ferre regole della piattaforma.
Cercato un designer che mi relizzasse una grafica.
Cambiato numerose volte idea.
Aperto e chiuso un certo numero di shop in mezzo.
Partecipato a gruppi di discussione.
Chiesto consigli.
Ricevuto consigli.
Ripetuto tutto l’iter una serie di volte.
d o p o d i c h e… mi sono buttata, ed ecco a voi…

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In un vecchissimo quaderno ho trovato una vecchissima bustina, con una letterina datata 1930, che conteneva, ripiegato, un regalino: un altrettanto vecchissimo tabellone, di una carta molto rovinata, per il gioco dell’oca.
Attenzione, non gioco, ma giuoco, perchè nel 1930 si diceva così.
Sul tabellone ci sono anche le istruzioni per il “Modo di giuocare”, che celano una certa assenza di strategia del gioco stesso: insomma il completamento del percorso a spirale, e la vittoria del partecipante, è una questione meramente legata alla sorte.
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Una delle cose che ho capito da quando sono mamma, confermata da che Brontolo va a scuola, è che per convincere un bambino a fare, o ad appassionarsi, a qualcosa, occorre presentargli l’attività nel modo più divertente possibile (in effetti forse funziona così anche per gli adulti…).

Con la lettura abbiamo selezionato libri su rinoceronti domestici, bestiari di vario tipo, inimmaginabili incidenti che scatenano eventi a catena, cappuccetti rossi sbagliati, libri pop up, scienza, esperimenti, catastrofi, oltre che innumerevoli testi afferenti il favoloso mondo della pupù (a tutt’oggi la tematica più gettonata dell’universo under 8).
Alla ricerca di una idea geniale per avvicinare Brontolo anche allo studio dell’inglese sono incappata nel tumblr di Chronicle Books.
Un primo inciso, Chronicle Books è un editore statunitense con sede a San Francisco, che crea i suoi prodotti ispirandosi ad un preciso “Mission Statement”: la magia dei libri!
E già questo, ad esser sinceri, ci piaceva.
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Riconoscimento di una colpa. Rivelazione di un segreto. Nella Chiesa cattolica parte essenziale del sacramento della penitenza.
Lo dice lo Zingarelli, definizioni da vocabolario della lingua italiana, impossibile non crederlo.
Eppure è soprattutto il dono fatto a noi stessi di liberare la coscienza attraverso l’artificio di regalare un dolore a qualcun altro; una cattiveria su una cattiveria: un gesto di egoismo talmente grande da essere forse peggiore del segreto che si confessa in se.
Nascosti dietro pentimento e penitenza ci liberiamo del fardello, cancelliamo l’ingombrante macchia, candeggiamo l’anima in attesa del perdono. Poco importa del dolore che causiamo.
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Di fisica, nella mia vita, mi è capitato di studiarne, anche se non posso assolutamente definirmi un’esperta in materia. Tutt’altro.
Il primo problema con la fisica è stato a scuola: circuito aperto non passa la corrente, circuito chiuso passa la corrente. Esattamente contrario al basilare concetto di entrare in una casa attraverso la porta, se è aperta passi, se è chiusa non passi.
Dopo giorni, e giorni, e giorni di riflessione il mio neurone capì faticosamente che il segreto era pensare che la corrente scorresse nelle pareti, così mentre io, per attraversarle, avevo bisogno di una apertura, la corrente per attraversarle aveva bisogno di quella che per me era una chiusura.
Brontolo, invece, questa cosa la ha già capita a 7 anni, e lo ha fatto con un libro, che ci ha regalato lei (ma questa è un’altra storia, diceva qualcuno).
‘Senti che forza’ di Tom Adams con le illustrazioni di Thomas Flintham (editoriale SCIENZA) è un libro pop-up sulla fisica.
Un libro pop-up è un libro che nelle pagine, oltre ad esserci cose scritte e disegni, ci sono cose da fare: tirare leve, aprire sportellini, girare rotelle. O aprire e chiudere circuiti elettrici.
[…] Il libro si concentra su forze, attrito, pressione, onde, elettricità e magnetismo.
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Filastrocca de noantri
Panchina - Viale Trastevere - Roma